Le soluzioni proposte dal protocollo LEED®

Il cambiamento climatico è una realtà e sta provocando impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti. Causa sofferenze e sconvolgimento degli ecosistemi che sostengono la nostra vita.
Il punto di vista di una giovane Ingegnere entusiasta.

“Il cambiamento climatico è una realtà e sta già provocando impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana e con essi costituisce causa di sofferenze, sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità che sostengono la nostra vita. I gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto livelli senza precedenti.
Ogni altro ritardo nell’azione climatica metterà il pianeta e chi lo abita a rischio di sconvolgimenti inimmaginabili.
Per evitare che la situazione precipiti e che gli impatti del “climate change” siano ancora più violenti, è necessario limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e per farlo dobbiamo azzerare le emissioni di CO2 ben prima del 2050.”

Quelle qui sopra riportate sono le allarmanti dichiarazioni rese sull’home page del sito del WWF.

 

In netto contrasto con queste che sono le condizioni in cui versa il mondo in cui viviamo, sta l’essenza propria dell’essere umano che per sua natura, ha bisogno di artificializzare il luogo in cui risiede per poterlo rendere più consono alle proprie esigenze e migliorare la qualità del suo vivere.

D’altro canto, in questo ultimo secolo, come già detto, l’uomo è intervenuto sull’ambiente in maniera sconsiderata tanto che l’impatto del suo operato è tale da aver oltrepassato il punto di equilibrio tra natura ed essere umano. Il consumo delle risorse continuativo e persistente impoverisce, poco a poco, il pianeta e si impone quindi la necessità di trovare un limite alla progressiva tendenza all’antropizzazione.

Figura 01.— Alluvione Sestri Ponente Ottobre 2010
Figura 02.—Deforestazione

L’impatto ambientale che viene generato, è molto più ampio di quanto si possa pensare poiché l’esistenza del pianeta si fonda su tutta una serie di equilibri che vivono di relazioni reciproche: il consumo di risorse e di suolo che l’uomo sta attuando in questo ultimo secolo causa principalmente la distruzione degli habitat naturali di flora e fauna con conseguente perdita di biodiversità; un innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque che ricade sulla salute stessa dell’uomo. 

Un surriscaldamento eccessivo che porta alla desertificazione dei territori, allo scioglimento dei ghiacciai e alla formazione di fenomeni atmosferici estremi. In altre parole, l’uomo non sta semplicemente consumando il proprio pianeta, ma sta causando un sempre crescente livello di degrado e una progressiva distruzione dell’ambiente comune, in cui la ricerca di una migliore qualità del vivere non trova più il suo senso.

L’ultima sconvolgente prova che siamo arrivati agli sgoccioli è la pandemia globale COVID-19 che sta flagellando l’intera umanità che, tutta, per la prima volta nella storia, viene attaccata da un nemico comune, in- visibile e subdolo; virus che, la comunità scientifica mo- stra accordo su questa tesi, risulta essere di origine ani- male e, non primo ma dopo SARS, HIV, Aviaria… sembra abbia infettato l’uomo a causa di una sempre più pesante interferenza dell’uomo negli ecosistemi naturali. 

Figura 03.—COVID-19 World Map

In questo drammatico scenario è importante sottolineare che il settore delle costruzioni risulta avere un impatto considerevole sull’impoverimento del pianeta: si stima infatti che circa il 50% dei materiali utilizzati ogni anno nel mondo ricadano in tale settore; quasi la metà dell’energia primaria prodotta (circa 40%) sia necessaria solo per permettere l’illuminazione e il riscaldamento degli edifici i quali sono anche responsabili del 21% di consumo di acqua totale; che la proproduzione di CO2 dovuta attività di cantiere a alle fasi d’uso delle abitazioni ammonti al 35% del totale registrato; che circa un quarto dei rifiuti in discarica riguardi scarti da costruzione e materiali da demolizione, a cui si va ad aggiungere l’emissione delle acque reflue. Strettamente collegato è anche il tema dei trasporti che consumano circa il 30% dell’energia primaria totale in Europa ed emettono notevoli quantitativi di inquinanti.

Se si considera poi il fatto che gli edifici in genere sono beni caratterizzati da un ciclo di vita piuttosto lungo e che circa il 50-75% degli immobili oggi in uso sarà in funzione anche tra 50 anni, risulta evidente come l’impatto del settore edilizio sia rilevante e durevole anche nel tempo. Si evince dunque che il tema della sostenibilità nel campo delle costruzioni ricopra un ruolo di notevole importanza, costituendo allo stesso tempo un’opportunità e un fertile terreno di impiego e studio per l’implementazione di nuove tecnologie e soluzioni costruttive finalizzate non meramente allo svolgimento della funzione per cui sono state concepite ma che abbiano anche effetti benefici e retrofit positivi sull’ambiente circostante.

Questi sono essenzialmente gli aspetti e le potenzialità di applicazione che mi hanno da sempre attratto ed interessato maggiormente e verso i quali ho cercato di trovare il mio personale campo di applicazione fin dai tempi della formazione universitaria. Questa consapevolezza si è fatta in me più forte durante il corso di Laura Magistrale in “Building and Architectural Engineering” che ho frequentato presso il Politecnico di Milano e che è stato caratterizzato da un taglio piuttosto internazionale poiché ospitava studenti provenienti da diversi paesi del mondo aventi background e culture fortemente diverse. Durante questo percorso di formazione e crescita, oltre ad apprendere tutte le conoscenze di tipo tecnologico e nozionistico e ad appassionarmi agli aspetti della progettazione legati al campo dell’efficientamento energetico, della modellazione, dell’ideazione e impiego di soluzioni e tecnologie sostenibili, ho potuto apprendere quanto sia importante e stimolante lavorare in teams eterogenei dal punto di vista delle competenze al fine di rendere possibile l’adozione di un approccio multidisciplinareolistico e articolato su diversi livelli in grado di condurre alla progettazione di un edificio curato in tutti gli aspetti, che riesca a fornire il massimo livello di comfort agli utenti avendo allo stesso tempo un impatto minimo sull’ambiente circostante.

Quelli appena descritti sono i presupposti che hanno fatto si che, nel momento in cui mi sono affacciata al mondo del lavoro, io sia stata attirata degli aspetti legati agli edifici certificati LEED®  ed abbia fin fa subito identificato in questo un modo per avvicinarmi al campo applicativo di mio interesse. Cercando di conoscere l’iter e i requisiti necessari al conseguimento delle rinomate certificazioni che caratterizzano molte costruzioni di pregio, ho constatato che l’approccio adottato dal protocollo LEED® risultava essere completo di tutti i requisiti che io avevo imparato a riconoscere come essenziali al fine di ottenere un risultato progettuale performante ed efficiente.

Il protocollo si fonda infatti su un approccio multi-disciplinare, tenendo in considerazione innumerevoli aspetti atti a rendere il complesso in analisi il più sostenibile possibile.
Lavorando appunto sull’intero processo, dalla progettazione fino alla costruzione vera e propria, LEED® richiede un approccio olistico pena il non raggiungimento degli obiettivi preposti.

Solo con un ampio sforzo di progettazione integrata e di coordinamento è possibile creare un edificio armonioso in tutti gli aspetti, includendo ottimizzazione e gestione degli spazi sia interni che esterni.

Figura 04.— Esempio di progettazione integrata


Ho cominciato dunque ad approcciarmi a poco a poco allo studio e all’apprendimento di quelle che sono le dinamiche che si sviluppano in relazione all’adozione degli standard LEED®, schierata nelle fila dei professionisti che si interfacciano di continuo con progettisti, imprese e fornitori, con la chiara percezione di addentrarmi nel pratico di ciò che fino a questo punto avevo visto in una veste più teorica e meno applicativa.

Considerando il fatto che una buana parte della mia esperienza lavorativa fino a questo momento l’ho vissuta in smart-working a causa del lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 mi risulta alquanto difficile delineare un quadro chiaro di quelle che sono le dinamiche che prendono forma e animano uno studio di ingegneria come quello di Planex, tuttavia sono rimasta fin da subito sorpresa dalla quantità di professionalità diverse che si intrecciano e collaborano sinergicamente. Ognuno è investito di un particolare ruolo, ha competenze specifiche, che si incastrano con quelle dei colleghi dando vita ad un ingranaggio ben oliato che permette di affrontare l’intero iter progettuale dalle fasi di design preliminare alle fasi costruttive di messa in funzione e di monitoraggio. Ciò costituisce la prima grossa differenza da me riscontrata tra il mondo del lavoro e il mondo dell’università.

A mio avviso, si può comunque affermare che i vantaggi competitivi per coloro che adottano gli standard LEED®, siano essi professionisti o imprese, sono identificabili soprattutto nella qualità finale del manufatto, ottenuti anche grazie all’adozione di piccoli accorgimenti e pratiche di buona norma che non vanno obbligatoriamente ad inficiare il costo finale dell’opera nel suo complesso.

Quello proposto dal protocollo LEED®  è sicuramente un approccio interessante e che rispecchia e applica appieno il bagaglio di conoscenze ad oggi disponibili nell’ambito di progettazione attuale. Invita infatti il progettista a trattare ogni minimo aspetto inerente il progetto, dalla fase decisionale alla fase di esecuzione/ gestione, inoltre tale protocollo è ormai conosciuto in tutto il mondo e partecipa alla generazione di un linguaggio comune di criteri e standards.

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